Album - I-libri-di-poesia-di-Santo-Atanasio

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HANNO SCRITO SU S.A.

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mariolev  Il lirismo nei suoi versi
sembra tornare alle sue fonti 
e ritrovare le sue ingenue
e sapienti motivazioni primarie,
ritrovarle con autenticità
e con una certa malizia estetica.

Mario Luzi
(dalla lettera di Presentazione a Monodici Canti − agosto 1986)
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giorgio squarotti
SEI GIUDIZI    
DI GIORGIO BARBERI SQUAROTTI
[da Poesie per amore di tempo perduto e d'infinito (1970-1995),
Ed. del Periodico "Le Madonie", Castelbuono (PA), 1999]
 
La sua è una poesia limpida, essenziale, fra descrizione e meditazione, con improvvise accensioni liriche che la conducono a vive tensioni ritmiche e di immagini, soprattutto in Vele tra sirti [sezione dei Monodici Canti].

(Torino, 3 agosto 1987)
*****
Ho letto la Sua raccolta di versi [Opali], che a me è piaciuta molto. La Sua è una poesia fortemente visiva, che si fa via via sempre più tesa e visionaria, entro ritmi ben scanditi. C'è la verità di luoghi e situazioni, ma c'è anche il sùbito lievitare della descrizioni nell'esempio, nel mito. E ci sono fondi momenti di meditazione. Insomma, è un'opera viva e originale.

(Torino, 15 giugno 1989)
*****
A voce a voce unisce un'incantata contemplazione con una ferma riflessione etica, il discorso dell'animo e il giudizio dei tempi. "Suggestioni paesistiche" per un rispetto e "Duetto a ora insolita" per l'altro ne sono le dimostrazioni molto alte.

(Torino, 12 agosto 1997)
*****
Caro Atanasio, con molta viva gioia ricevo la Sua nuova raccolta di versi [La semina del sole], che subito leggo, molto ammirando la sensibilità del Suo discorso poetico fra memoria, affetti, descrizioni, riflessioni profonde e suggestive visioni. Mi rallegro di cuore con Lei.

(Torino, 18 ottobre 1998)
*****
Caro Atanasio, i tre "Miti" sono davvero un bell'esempio di poesia della classicità rinnovata a fondo dalla sensibilità, dalla ricerca ritmica e verbale, dall'ironia moderne. Mi rallegro molto vivamente con Lei per un risultato così alto e originale.

(Torino, 21 aprile 1995)
*****
Mi ha dato una viva gioia ricevere il Suo bel poemetto [Suae reliquiae], che, in un modo molto alto, rinnova e reinventa la poesia dei sepolcri, alla luce di una profonda meditazione di vita e morte.

(Torino, 21 maggio 1996)
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Su Trilogia di miti greci

Ediz. d'autore f.c., Castelbuono, 1995

 

R.-Di-Liberti.jpgAtanasio si cimenta con la poesia lirico-drammatica, dopo di aver veleggiato (con "Monodici Canti" e "Opali") per mari dai flutti azzurri e sorvolato cime, alla ricerca di nuovi orizzonti.
Ecco la "Trilogia di miti greci".
Perché i miti? I poeti scelgono i temi che più li attanagliano, la cui soluzione lirica li gratifica. Una scelta è sempre una necessità inconscia. Appartiene all'essenza del mito suscitare una temporalità onirica, situata dentro la nostra storia e senza apparente spessore, ma sempre coinvolgente.
Le immagini liriche che nascono sono sempre in consonanza con il passato che si nasconde nel vissuto personale, entro cui si fondono i fantasmi sonori e gli accidenti stessi del ritmo, legati alle emozioni pregresse. In quelle immagini si consuma la sublimazione del "super-ego" poetico.
In Omero la parola "mito" significa in alcuni casi "parola" "notizia" "novella". "Dammi notizia ('myton') del figlio", implora Achille nell'Ade ("Odissea"). Più tardi esso assume il carattere fabulatorio di leggenda, di favola. Il mito è dunque linguaggio referenziale, cioè serve per altre forme di messaggi. In questo senso mito e poesia coincidono. In entrambi possiamo cogliere una determinata fase dell'io, uno stato di coscienza, un "curriculum vitae", il tutto dentro una perfetta saldatura tra sogno e realtà. C'è in quest'ultima, un prepotente seme di verità, che da universale diventa personale e percorre il cammino nel senso inverso.
E' quindi possibile scoprire, nel perfetto assetto metrico degli endecasillabi, spezzati da frequenti "enjambements", una vena sotterranea che talvolta sale in superficie, e irrora la realtà esistenziale, estremamente soggettiva, dell'autore.
[...]
L'eleganza formale ed espositiva dei versi ci dà la conferma del raggiunto apice di stile e di pensiero, tanto che questa silloge ci sembra più che altro un intertesto del credo poetico ed etico di Atanasio. Egli cerca di adeguare il mezzo espressivo all'altezza dell'impegno lirico, esercitato in modo formalmente mitologico, come un'entropia. che vede trasformare sé stesso negli altri, e gli altri in sé stesso. E ci riesce.
Di qui le invocazioni, le personificazioni, gli epifonemi, l'intreccio di figure retoriche e grammaticali, che danno la misura dell'abilità formale ed estetica.
Questo sperdersi nel mondo lontano del mito non deve far pensare a uno sfarinarsi della concretezza del vivere, perché la poesia è incontro del reale e dell'immaginario, nasce dalla vita e alla vita ritorna, sembra sfuggire alla conformità del quotidiano, ma può cambiarlo solo se diventa conforme e quotidiana, ma sotto l'ala di un dio.

Rosario Di Liberti
(dalla NOTA INTRODUTTIVA a Trilogia di miti greci)

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Su Amore in versi del settimo cielo,
Edizioni del Periodico "Le Madonie", Castelbuono, 2002
   M. A, La Grua 
[...] Da tempo poeta adulto quanto a sapienza dell'uso della parola    vergine, dell'immagine inedita, Santo Atanasio convalida la sua inesauribile creatività, consegnandosi ad un pubblico sempre più attento, con questa raccolta che è "una sola poesia scandita in quattro parti e in quattro sottotitoli", dove unificante è la vibratilità della sua anima. [...] c'è in questa poesia la sublimazione (per questo, versi del settimo cielo?) del linguaggio simbolico. Straordinarie sono la semplicità e la immediatezza espressiva dell'intuizione lirica.
Ci troviamo al cospetto di una invenzione-rivelazione che si fa di pagina in pagina sempre più sorretta. In tale contesto l'invenzione-rivelazione risponde al suo intrinseco significato etimologico.
Poeta nativo, ma anche riservato e schivo, Santo Atanasio dedica la raccolta alla sua cittadina-cuna, l'amatissima (ancora e sempre)
Castelbuono, ai suoi affetti, alla memoria dei suoi poveri morti. [...]

Mario Alfredo La Grua
(da "Poesia di Santo Atanasio", in "Le Madonie", N. 2, 1-15 febbraio 2003)
   
 
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Su Rime speranza fiore del deserto,
Edizioni Arianna, Geraci Siculo (PA), 2007 
 
lagrua alfredoRecensione

 

L'invidiabile salto di qualità della poesia di Santo Atanasio

 

 

 

 

 

Coinvolto in una sorta  di                 pieghe dell'anima e attingervi

incantamento e di fascinazione,               altre parole, altre immagini, altre

dall'alto della mia presunzione di             suggestioni. Senza mai scendere

poeta laureato e con il carico della           nel provincialismo, Santo Atana­-

mia senilità d'animo, mi sono                   sio rivela una straordinaria capa­-

calato dentro la recente raccolta               cità di ascolto della voce e dei

di poesie di Santo Atanasio "Rime           suggerimenti che provengono dal

speranza fiore del deserto" (Edi‑             suo ambiente di origine e dal suo

zioni Arianna 2007) e assaporan‑            vissuto, si tratti della montagna

done le pagine ho provato un                   nevicata di Castelbuono, "bellezza

inconfessabile complesso d'invi‑            minerale", o della figura del padre

dia al cospetto della densità e                  o del ricordo della "forgia" o della

della trasparenza della sua scrit‑             devozione tutta castelbuonese

tura sempre nuova e sempre gio‑            alla Madre S. Anna.

vane, a dispetto della sua dichia‑               Sarebbe riduttivo sottolineare

rata "età mezzana / più e più                    che l'ambiente di origine del

pesante sulle nostre spalle /più e              poeta, con le sue suggestioni e la

più gementi". Di solito questo                  sua atmosfera densa di religiosità,

genere d'invidia, definiamola pure           ha un ruolo portante nei suoi

"letteraria", si traduce, quando si             motivi di ispirazione.

scrive una recensione, nella mali‑                   Il suo modulo espressivo asso­-

gna tentazione di individuare un               lutamente originale, forse per la

calo di tensione lirica e di inventi‑           sua nota familiarità con il com‑

vità, un limite.                                           pianto Luzi, aggira l'ermetismo

        Fin dal suo esordio, quando              più rarefatto e si fa discorsivo.

Santo Atanasio era poco più di un                 Ci sono sapienti audaci e ver-­

ragazzo, mi era risultata sorpren‑            bali e scaltriti preziosismi. Gli si

dente la genuinità delle sue feli‑              possono perdonare come si per-

cissime intuizioni e della sua                    donano a Montale, a Quasimodo,

capacità di scavo nel segreto                    a Sinisgalli. Atanasio non eccede,

humus dell'analogia inedita e                   come accade a D'Annunzio, nella

della parola‑immagine.                            aggettivazione condimento e

        La mia invidia, non ignobile e          complemento del sostantivo.

non meschina, consiste adesso                       Ma come si fa a tralasciare versi

nel desiderio di chiedergli in pre‑            come "nella campagna liquescen­-

stito, per riscoprirmi giovane arti‑           te d'erba", come "azzurrità di

giano di poesia, un po' di tanta fre‑         cielo alto esclamata" e come "si

schezza e di tanta sicurezza crea‑            perpetua leggera e trasognata / l'i­-

tiva. Perché in definitiva saper                 larità della remota infanzia":

leggere poesia si riduce a un one‑           sono analogismi stupendi.

sto appropriarsi delle risorse                          Santo Atanasio conferma con

espressive dell'autore per anco‑              questa sua recente raccolta, una

rarle a una propria vibratilità e                 duttilità che è rivelatrice di un

capacità di personale elaborazio‑            affinamento stilistico sempre più

ne interiore.                                              consapevole e maturo. Dato per

        Per uscir di metafora, mi preme       indiscutibile l'invidiabile salto di

dire che Santo Atanasio ha tocca‑           qualità della sua scrittura poetica,

to in questa raccolta altissimi ver‑           resta la raccomandazione di non

tici di liricità; non dico traguardi,             andare di fretta nella lettura e di

perché in poesia non esistono                   assaporarla pagina dopo pagina

punti di arrivo essendo inesauri‑              per coglierne gli aromi e i sapori

bile ed imprevedibile ciò che in                più segreti, indugiando nelle ore

arte si chiama creatività e inventi‑           di tregua e di abbandono interiore

vità nel senso etimologico delle                sulle sequenze più accattivanti.

due parole. Inventare significa                        Grazie, Santino, di quest'altro

appunto trovar dentro; nel caso di             tuo dono.

Santo Atanasio scendere tra le                              Mario Alfredo La Grua

 

(in “Le Madonie”, N. 4, 1-15 APRILE 2007)
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Su Rime speranza fiore del deserto,

Edizioni Arianna, Geraci Siculo (PA), 2007

 

Pietro-Attinasi.jpgSanto Atanasio è raffinatissimo poeta, maestro di affascinanti modulazioni linguistiche conferenti intense musicalità alle parole dei suoi versi, nei quali però mai nulla compare di artificioso e banale.

Al contrario, ogni sua frase poetica appare frutto educato e maturo, abituale, della costante propria coltivazione interiore dei sentimenti, della saggia creazione del giudizio sulla vita del mondo, degli uomini e della natura.

In altre parole, allorquando l'espressione lirica preme per uscire dalla sua penna, essa è già intrisa di quella ritmica sequenza dettata convenientemente dalla capacità sinestetica di cui il poeta è ampiamente dotato. Ciò dimostrano le rime interne, le brillanti onomatopee, le delicatissime assonanze che danno vigore alle frequenti metafore. [...]

 

Pietro Attinasi

(dalla PRESENTAZIONE a Rime speranza fiore del deserto) 

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Su Fulgori e brine in seno, Lietocolle, Faloppio (CO), 2004

sergio-sciacca.jpgUna edizione raffinatissima di versi distillati nell’animo dell'autore (51 anni, di Castelbuono, ingegnere nucleare, ha scritto vari libri di liriche, apprezzati anche da Mario Luzi) dai casi della vita: le vittime di Nassiriya, gli anni che passano [...]; un lutto improvviso vissuto con trepidazione.
Ci senti dietro il ricordo di Pascoli, quello della Silvia leopardiana: ma le situazioni sono diverse, lo spirito è quello di oggi: lo stupore, la sensibilità del cuore è quello dei veri poeti. [...]
Dovunque "guizzi di sole / sciamano lieti / nell'avido candore / ... dei suoi occhietti", mentre "l'estate, adusta maga, / ritesse accalorata / tra sbuffi arsicci d'afa / solarità azzurrine...": è il trionfo della natura piena di vita. Di quel poco che gli uomini riescono a coglierne e di cui molto i poeti riescono a intuire.
 
Sergio Sciacca
(da www.lasicilia.it, 8 giugno 2004)
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Alfio-Inserra.jpg[...]
Una poesia che si ascrive ad un nuovo umanesimo, un progetto, al di là dei
cinquanta anni dell'autore, che guarda a questo suo mezzo secolo di vita con "beneficio d'inventario" , con uno "spleen" che è coscienza del transeunte, ma anche poetico interrogativo [...]; e oltretutto rimpianto per l'"oro" e per la "seta" "che in fondo al nostro cuore / l'artiglio ghermitore / ed empio della vita ha lacerato" (Esca estiva).
[...]
Un testo interessante, composito e autentico nel sentire che professa fede nella libertà e pace per l'umanità intera.
Atanasio si serve di uno stile essenziale che talvolta gioca con il metro contratto (Indizi, la sera) e altre volte si distende in polimetrie che vanno dal settenario all'endecasillabo ed oltre, onde dare alla sua lira quelle vibrazioni che commuovono lo stesso aedo prima che i suoi ascoltatori.

Alfio Inserra
(da "Amicizia", Anno XX, N. 3, Luglio-Settembre 2005)
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Gesualdo Bufalino        Caro professore,
   ho scorso con simpatia e adesione i Suoi versi.
   I molti anni, i molti malanni, i moltissimi impegni
   non mi consentono, purtroppo, letture distese e giudizi meditati.
   Posso solo dirLe che una genuina vocazione presiede alle Sue cose
   [Monodici Canti, Opali, Trilogia di miti greci, Suae reliquiae] e che,
nell'odierna condizione preagonica della poesia, è buon segno che qualcuno
creda ancora alle emozioni del cuore e ai fantasmi della luce. Auguri.

Suo Gesualdo Bufalino
(da una lettera-cartolina del 25 gennaio 1996)
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    zagarrio  Caro Atanasio,
  "né cristalli né rocce", come Lei dice sul modello di poesia che
  La convince di più, ma "opali": una condizione, dunque,
  mediana o di sintesi, adatta a produrre strutture robuste
  e insieme delicate, di leggero respiro e insieme ampio e sostenuto.
  Di questo motivo che Lei definisce "chiaroscurale" mi pare che siano esemplari le Sue poesie, perciò sono in generale convincenti [...].

Giuseppe Zagarrio
(da una lettera del 22 febbraio 1985)
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Su In laudem patris, LietoColle, Faloppio (CO), 2005
   
Rosanna Cancila[...]
La motivazione centrale dell'opera non risiede affatto nella finalità commemorativa e celebrativa evocata dal titolo, quanto nell'esigenza di superare il sentimento dell'abbandono e della solitudine conseguente alla
perdita di una persona cara.
Il poeta non ha inteso comporre l'elogio funebre dell'amato genitore per disegnarne l'immagine da consegnare ai posteri o anche solo per esplicitare un suo intimo bisogno, ma ha colto l'occasione per testimoniare con forza la sua percezione del dolore e della morte.
In lui, lo sgomento prodotto dall'assenza, dalla violenza della fine non è mai disgiunto dalla speranza alimentata dalla vitalità della Fede del credente: "... / questo raggelo, questo squarcio in seno, / ... / e una più e più profonda comunione" (Rami, la prima poesia della raccolta); "... / 'Santino, il tempo è inganno / ... / (la vita è, sempre)...'" (Di primo autunno, l'ultima poesia).
La cifra tematica e poetica della raccolta è la contrapposizione tra tempo ed eternità, ossia, ancora una volta, il destino dell'uomo, di tutti noi che, lungo il sentiero terreno, attraverso fremiti, sogni, passioni, gioie e attese, approdiamo fatalmente alla morte.
A questa morte, però, l'autore è riuscito a dare un senso: momento imprescindibile del ciclo vitale, essa diviene premessa di un nuovo incominciamento. Su tale maturata consapevolezza si fonda e si articola la poesia dei cinque trepidi componimenti, su un'unica nota di fondo il poeta modula il suo canto in un linguaggio lirico-discorsivo, ricco di figurazioni, carico di valenze morali, frutto di una maturità artistica, in cui la parola non è più "fine", ma "mezzo".
Siamo in presenza di un'opera che si può ritenere il punto di arrivo di tutte le esperienze culturali e poetiche di Atanasio, che, filtrate dalla sua sensibilità inquieta e vibrante, culminano nel gusto filologico della parola, nel culto della forma, nell'andamento mosso della frase poetica.
[...]
Rosanna Cancila
(da "Le Madonie", N. 3, 1-15 marzo 2005)    
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