Angelus (da "Rime speranza fiore del deserto", Edizioni Arianna 2007)

Angelus 

(tre momenti mariani:

mattino, mezzodì, tramonto)

 

 

Poema sinfonico n. 3

per voce recitante, soprano, coro di voci bianche e orchestra 

 

 

Testo:

Santo ATANASIO

Musica:

Loreto PERRINI

 

Annunciazione, Eustache Lesuer
 

(da Rime speranza fiore del deserto, Edizioni Arianna 2007)

 

Angelus

 

 

 

I.

 

Il cielo è tutto perle rilucenti

in cima ai monti, verso oriente, dove

Diana vacilla, s’affiochisce, e muore;

l’aria più e più rischiara tutt’intorno,

più e più la riempie una sorgiva ebbrezza:

è quella degli uccelli che, ridesti,

intrecciano tra i rami vocalizzi.

 

E’ l’alba. Ed ecco squilla

– oh viva e feconda di trilli,

oh alta e lontanante

frammezzo a tanta luce

che svaria sull’opale e il rosa tenue –

una festa di bronzi: Avemaria!

  

L’angelo del Signore

rifulse in Galilea e apparve a lei,

Maria di Nazaret, pura fanciulla

e semplice e radiosa

come la castità

azzurra di un mattino in primavera...

 

Le proferì fissando su di lei

i suoi raggianti occhi fraterni:

                                                «Giubila,

o sempre ricolma di grazia,

il Signore è con te».

 

Davanti alla figura

alata e circonfusa di splendore,

non fu scossa da tremito,

ma ebbe rossore,

                          lei

umile boccio e gracile,

di quel saluto che le dava pregio

e ch’era così denso di promessa.

 

E saggiamente

rimase a rifletterci sopra,

a cercare per sé chiarezza e luce...

 

O eletta, o immacolata,  

o vergine, o beata,

o accesa di stupore creaturale,

da sempre in te ha sorriso l’ineffabile,

da sempre la sua grazia

in te s’è inseminata.

 

Oh! in te risplende sempiterno il cielo.

 

 

 

II.

 

Il giorno straripa di sole

e intorno disserra imperioso

l’incanto e il gaudio

dei monti, dei boschi, dei clivi,

dei campi incolti e dei campi coltivi.

E’ la natura un sogno che s’invera

sotto le arcate azzurre del meriggio...

 

Ora da cupole e torri si spicca

con lunghi tintinni la gloria

dell’Angelus, si fa preghiera grata

e perpetuante nei cuori devoti

– uno soltanto, aperti alla speranza –,

poi fievolmente trepidante spazia,

alta, nell’infinito.

 

E dopo, l’angelo annunciò a Maria

la sua maternità

messianica e divina:

sì, proprio nel suo grembo verginale

lo Spirito fecondo del Signore                                       

opererà –

                e il Verbo

in lei si compirà figlio dell’uomo,

come prescritto dall’eternità.

 

Vergine madre e figlia di Gesù,

o tu creatura nuova

di un’era nuova,

di un’era in cui la grazia

scende dal cielo,

noi sempre ti lodiamo e ti preghiamo

di aprirci l’anima alla Sua parola.

                       

Ascoltaci, o Maria,                         

abbi pietà di noi mediocri e deboli;

o santa, a noi  intercedi

purezza e fortezza di cuore.  

 

 

 

 

III.

 

Scende la sera. Le ombre

invadono la valle a poco a poco,

a poco a poco lumi la trapungono.

Sulla soglia dell’etra d’occidente,

dove si va struggendo

il sole fatto brace,

spunta votivo Vèspero.

 

Cose, animali,

alberi e umani,

tutto perde vivezza,

trattiene il fiato, aspetta...

 

E’ l’ora. In terra e in cielo

ecco, si effonde lungamente orante

l’invito armonioso di pace

delle campane dell’Avemaria.

 

«Ecco la serva del Signore; avvenga

di me quello che hai detto», 

s’aprì fiore gioioso

l’assenso di fiducia di Maria

all’angelo Gabriele,

e questi la lasciò.  

                           Ebbe principio

così il portento dell’Incarnazione.

 

Balena come stella una preghiera

nel cuore del creato:

                                      «Ave Maria...

Ora pro nobis,

Sancta Dèi Gènetrix».

 

Tutto si acquieta,

                                tace,

di pace intimamente permeato.

 

Alleluia. Alleluia.

 

O regina degli angeli,

illumina l’umana finitezza;

o madre della Chiesa,

volgi alle nostre pene

il tuo soccorrevole sguardo,

e in nome del tuo Figlio

                                            facci salvi.

 

Alleluia. Alleluia.

 

 

21 ottobre-7 novembre 2006              Santo Atanasio 

                                        

 

                         

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