da "Rime speranza fiore del deserto", Edizioni Arianna, Geraci Siculo, 2007

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Giorgio Kienerk, La primavera della vita (1902)

 

 

(da Santo Atanasio, Rime speranza fiore del deserto, Edizioni Arianna, Geraci Siculo, 2007)

 

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(2004 - 2006)

Altra gloria a sant’Annacop. Rime

 

 

 

Sia gloria a voi, sant’Anna,

ebrea della progenie del re David

così diletta e docile alla grazia!

 

Voi dell’Immacolata

la madre vecchierella

– gioiosa di freschezza,

radiosa di preghiera

e amore quotidiani –

                                       e di Gesù

la très aimable grand-mère,

voi dei calvari della nostra vita

la confidente misericordiosa.

 

O santa così viva,

o santa così vera,

la nostra cittadina madonita

– sospirosa di voi,

da voi sempre protetta –

ogni anno in vostro onore risfavilla

di un alleluia di oleandri in fiore,

di luminarie, giostre, bancarelle,

tamburi, ottoni e legni,

corsa a piedi su strada... 

 

E... sst! l’ultima sera della festa:

sfila solenne e lenta per le vie

– tra due ali di popolo assiepato –

una dovizia di fiammelle pie:

la processione;   

                            sst!... l’urna d’argento

– con dentro, ossificato,

magnetico ed eterno, il vostro volto –

ricca di ori votivi,

seguita dalla schiera

raccolta dei devoti ad occhi bassi,

scalzi, ciascuno orante,

tutti affluenti da luoghi e tempi inquieti,

cupi di piaghe e d’ansie...

E, cielo di Sicilia a primavera

che libera d’un balzo

l’ebbrezza delle rondini,

voi d’altra infanzia rallegrate i cuori

e gli occhi fate indulgere al sorriso,

a tutti noi – uni di padre in figlio

nel culto della vostra santità –,

o nostra impareggiabile speranza.

 

Alla vostra reliquia venerata

– che luminosa

                             (è notte)

s’affaccia al finestrone  

sud-ovest del castello

a benedire il paese disotto

e le colline e le contrade intorno –

ancora una preghiera,

un bacio ed uno sguardo

aspersi di una lacrima serena

e prolungati da un segno di  croce,

mentre tuonano a gloria mortaretti

e dalla vetta della torre altera

un émpito di squilla

osanna voi, sant’Anna.

 

Più tardi... scoppi, fuochi,

fulmini arborescenti,

fumi, fumacchi, sibili, rimbombi,

luci-gemme svarianti.  

 

Poi... l’infinita pace vittoriosa

del firmamento blu, colmo di stelle,

figura e archivio della vostra gloria

vivida, sacra, o nostra santa.  

                                                    Osanna.

 

6-19 aprile 2006                           Santo Atanasio             

 

 

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Altra gloria a sant’Anna: prima stampa in «Le Madonie», N. 7, 1-15 luglio 2006.

 

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Brume, lumi

 

 

 

 

Bigia luce vespertina, tenue voce di lontano…

 

Mio padre ancora giovane rincasa

prostrato dalla forgia

ed ecco, ad un suo abbraccio sulla soglia,

il cielo della sera di novembre

si spalanca nel cuore e tra le ciglia

di tutta la famiglia.

 

Brume, lumi. Fumigante, la minestra sopra il desco…

 

Devoto, si segnava – e noi con lui:

e la cena era miele

in un tepore di ridente amore,

e miele le sue mani

– indurite e grassotte –

così intente a mondarci

e a spartirci la frutta.

Poi, come in sogno, per un po’ guardava

noi piccoli giocare.

Infine, il bacio della buonanotte

era il sospiro della sua giornata...

e tutti a letto – più e più ricchi, dentro,

per una rinnovata pentecoste

di sole di speranza di fortezza.  

 

La mia sera come incerta tra l’incanto e l’amarezza!

 

6-7 novembre 2005                                                     Santo Atanasio

 

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Brume, lumi: menzione speciale alla 3^ edizione (anno 2006) del Premio di Poesia “Giglio d’Oro” di Petralia Sottana (PA).

Prima stampa in "Le Madonie", N. 12, 1-15 dicembre 2006.

 

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Bufera e infrapensieri

 

 

 

Il cielo s’è richiuso sul meriggio –

(… la vita alla speranza della pace).

 

Poi s’è screziato di raspi di lampi

(Oh i bagliori di bengala e di armi…),

di tuoni – ora vicini ora lontani –

(i cannoni e i mortai…) ha rimbombato,

ha rovinato giù grandine e pioggia

a raffiche (le bombe e altri proiettili!),

e poi s’è profondato in un nerore

di tenebra, silente… (Reami d’infamia, le guerre,

e d’incubi, di pianto e cieca morte).

 

Uno stormo di passeri grondanti

s’è abbarbicato alle rame croscianti

del sempreverde limone dell’orto,

come a un rifugio aereo o come a un tempio –

quando un sorriso ignaro 

                                               ecco, ha brillato

negli occhi immensi di mio figlio infante

che, stretto a me, con me stava a guardare

da dietro i vetri…

 

                                All’improvvisa rosa

nel suo sguardo sbocciata s’è fissato,

come a un aperto spiraglio, il mio cuore.

 

Ho sentito così, prima smorire,

poi sperdersi in un lume della mente                                              

i miei infrapensieri, radice di grande sconforto,                                                           

quelli,

            che avevano piegato ad altre

più e più nere bufere imperversanti    

a schianti in brani e brani di storia, e passata e presente.

 

Gennaio-febbraio 2004                                                        Santo Atanasio                      

 

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Bufera e infrapensieri: non appena composta, è stata  inviata come dono inedito all’Ed. LietoColle di Faloppio (CO), ed è apparsa  in anteprima assoluta sul sito Web www.lietocolle.com , a partire dal 27 febbraio 2004.

 

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D’aprile

 

 

 

Sfreccia l’ebbrezza in cielo della rondine...

 

Oh d’improvviso un guizzo di sole e di domenica

riluce nelle mie malinconie.

 

 

 

27 aprile 2005                                                    Santo Atanasio

 

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Dies mortis, dies natalis

 

 

 

Dopo Gesù risorto,

il giorno della morte

è il giorno della nascita.

 

Il cielo non s’illumina d’aurora,

se prima non trascorrono le tenebre;

né il canto sboccia lieto,

se non dopo un sofferto

ascolto del silenzio.

 

Così l’uomo di terra

                                     prima spira,

si dilegua, finisce in sfacimento,

poi la sua carità

– se quaggiù fu operosa –  

gli dà vera salvezza;

ed ecco:

               pari a sé e altro da sé,

lui prende ora e per sempre vita in Cristo   

ed è uomo celeste,

fulgidus sempiterna gloria Dei.

 

 

5 ottobre 2006                                     Santo Atanasio

 

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Equorea

 

 

Il mare ritma dolce la sua voce

sulla costa lunata,

nella bruciante mattinata estiva.

 

Questo paziente, roco sussurrio

pervade tutto d’ora in ora, e me –

chiedendo ascolto, piano, più e più piano...

 

Tacitamente ascolto...

ascolto questa lingua che non dice

e la cui insufficienza mi soggioga...

 

Poi il tempo viene meno.

 

Ed ora questa nenia rarefatta

m’irrora, fresco umore,

il corpo che arde in tutte le sue cellule,

ora porta con sé

                              – e lo disserra

agli occhi del mio cuore – 

                                                un orizzonte

d’alta letizia e biancazzurra pace.

 

 

Kalura (Cefalù), luglio 2006 – Castelbuono, 4 ottobre 2006       Santo Atanasio

 

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Equorea: "alta letizia" (ultimo verso) è memoria dantesca da Paradiso VIII, 85.

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da "Rime speranza fiore del deserto", Edizioni Arianna, Geraci Siculo, 2007
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