La Madre Addolorata (da "Lampeggiamenti, fremiti, sorrisi del sogno e del vero", Edizioni Arianna, Geraci Siculo, 2017)

I.
Oh la Vergine Madre Addolorata
ai piedi della croce piantata sul poggio Calvario!
Impietrita dal dolore, Lei esclama tra sé e sé:
«Ahi, figlio, figlio mio, come ladrone
t’hanno inchiodato al legno di lenta tortura e di morte.
La grave colpa che tu sconti è questa:
l’avere seminato il vero sole
nei cuori ottenebrati dal peccato.
E’ immane l’ingiustizia della terra,
vuota d’umanità questa ferocia.
Ed ecco te! vituperato e irriso
dai tuoi fratelli amati uno per uno.
Ah sangue e sudore mortale
t’irrorano le membra e il dolce viso,
o figlio, re degli angeli,
figlio, Verbo incarnato».
Sta la Vergine Madre
presso la croce a consolare il figlio.
«Tutto è compiuto», mormora Gesù
prostrato, al culmine dell’agonia,
poi china il capo e spira.
E il giorno si fa tenebra improvvisa,
fulmini, schianti, tuoni e terremoto
sconquassano il cielo e la terra
e incutono terrore
all’empietà del mondo.
II.
O Madre Addolorata,
il martirio di Cristo
è la spada che il cuore ti trafigge,
preannunciata dal vecchio Simeone.
Tu, quintessenza della fede in Dio,
noi tutti con amore
portasti nel tuo grembo verginale,
fin da quando assentisti
all’angelo Gabriele.
Ed ora proprio qui, sul poggio Golgota,
mentre offri tra spasimi al Padre
il Figlio crocefisso,
o Madre, gran cuore, noi tutti
generi ad altra vita
fiorita di certezza e di bontà
come del Redentore la parola.
Di fronte a questa donna del dolore,
di fronte a questa Madre che consola,
sboccino come fiori penitenti
le nostre sconce offese,
sboccino come fiori sorridenti
le nostre sofferenze.
O Madre Addolorata,
eleggi il nostro cuore a tua dimora
dentro e fuori la Storia.
28 novembre-Immacolata Concezione 2007
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N.d.A.: Prima stampa in opuscolo in «Coroncina dei Sette Dolori di Maria SS. Addolorata», a cura della Congregazione Femminile di Maria SS. Addolorata della Matrice Vecchia di Castelbuono, 2009, con qualche improprietà tipografica (uso improprio di «Poggio» per «poggio» al v. 2 e omissione della spaziatura strofica dopo il v. 18), che qui emendo.