PASQUA

(da Fulgori e brine in seno, LietoColle 2004)
Pasqua
di Santo Atanasio
La Pasqua,
eterna vasca
colma di luce e d’acqua celestiali,
s’apre a ricevere
con gioia di riscatto
quanti, seppure servi
del proprio imperio
di nequizia e brama,
nondimeno nei loro ottenebrati
aridi penetrali
sentono acuti
i chiodi conficcati nella carne
viva dell’Innocenza,
temono tutto
della perversa turpe loro storia
che adesso li rimorde senza requie,
sperano tutto
dalla Risurrezione,
mentre s’immergono
interamente nell’azzurro bagno...
Oh fosse questo,
questo travaglio e questa conversione
o nuova nascita, la Pasqua − penso
venendo fuori
da una radura d’anima,
dove i pensieri
si pascono di sogno.
S. Pasqua 2003
ANNO SCRITTO SU Santo Atanasio
Il lirismo nei suoi versiMario Luzi

(Torino, 3 agosto 1987)
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(Torino, 15 giugno 1989)
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A voce a voce unisce un'incantata contemplazione con una ferma riflessione etica, il discorso dell'animo e il giudizio dei tempi. "Suggestioni paesistiche" per un rispetto e "Duetto a ora insolita" per l'altro ne sono le dimostrazioni molto alte.
(Torino, 12 agosto 1997)
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Caro Atanasio, con molta viva gioia ricevo la Sua nuova raccolta di versi [La semina del sole], che subito leggo, molto ammirando la sensibilità del Suo discorso poetico fra memoria, affetti, descrizioni, riflessioni profonde e suggestive visioni. Mi rallegro di cuore con Lei.
(Torino, 18 ottobre 1998)
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Caro Atanasio, i tre "Miti" sono davvero un bell'esempio di poesia della classicità rinnovata a fondo dalla sensibilità, dalla ricerca ritmica e verbale, dall'ironia moderne. Mi rallegro molto vivamente con Lei per un risultato così alto e originale.
(Torino, 21 aprile 1995)
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Mi ha dato una viva gioia ricevere il Suo bel poemetto [Suae reliquiae], che, in un modo molto alto, rinnova e reinventa la poesia dei sepolcri, alla luce di una profonda meditazione di vita e morte.
(Torino, 21 maggio 1996)
Su Trilogia di miti greci
Ediz. d'autore f.c., Castelbuono, 1995
Atanasio si cimenta con la poesia lirico-drammatica, dopo di aver veleggiato (con "Monodici Canti" e "Opali") per mari dai flutti azzurri e sorvolato cime, alla ricerca di nuovi orizzonti.
Ecco la "Trilogia di miti greci".
Perché i miti? I poeti scelgono i temi che più li attanagliano, la cui soluzione lirica li gratifica. Una scelta è sempre una necessità inconscia. Appartiene all'essenza del mito suscitare una temporalità onirica, situata dentro la nostra storia e senza apparente spessore, ma sempre coinvolgente.
Le immagini liriche che nascono sono sempre in consonanza con il passato che si nasconde nel vissuto personale, entro cui si fondono i fantasmi sonori e gli accidenti stessi del ritmo, legati alle emozioni pregresse. In quelle immagini si consuma la sublimazione del "super-ego" poetico.
In Omero la parola "mito" significa in alcuni casi "parola" "notizia" "novella". "Dammi notizia ('myton') del figlio", implora Achille nell'Ade ("Odissea"). Più tardi esso assume il carattere fabulatorio di leggenda, di favola. Il mito è dunque linguaggio referenziale, cioè serve per altre forme di messaggi. In questo senso mito e poesia coincidono. In entrambi possiamo cogliere una determinata fase dell'io, uno stato di coscienza, un "curriculum vitae", il tutto dentro una perfetta saldatura tra sogno e realtà. C'è in quest'ultima, un prepotente seme di verità, che da universale diventa personale e percorre il cammino nel senso inverso.
E' quindi possibile scoprire, nel perfetto assetto metrico degli endecasillabi, spezzati da frequenti "enjambements", una vena sotterranea che talvolta sale in superficie, e irrora la realtà esistenziale, estremamente soggettiva, dell'autore.
[...]
L'eleganza formale ed espositiva dei versi ci dà la conferma del raggiunto apice di stile e di pensiero, tanto che questa silloge ci sembra più che altro un intertesto del credo poetico ed etico di Atanasio. Egli cerca di adeguare il mezzo espressivo all'altezza dell'impegno lirico, esercitato in modo formalmente mitologico, come un'entropia. che vede trasformare sé stesso negli altri, e gli altri in sé stesso. E ci riesce.
Di qui le invocazioni, le personificazioni, gli epifonemi, l'intreccio di figure retoriche e grammaticali, che danno la misura dell'abilità formale ed estetica.
Questo sperdersi nel mondo lontano del mito non deve far pensare a uno sfarinarsi della concretezza del vivere, perché la poesia è incontro del reale e dell'immaginario, nasce dalla vita e alla vita ritorna, sembra sfuggire alla conformità del quotidiano, ma può cambiarlo solo se diventa conforme e quotidiana, ma sotto l'ala di un dio.
Rosario Di Liberti
(dalla NOTA INTRODUTTIVA a Trilogia di miti greci)
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Ci troviamo al cospetto di una invenzione-rivelazione che si fa di pagina in pagina sempre più sorretta. In tale contesto l'invenzione-rivelazione risponde al suo intrinseco significato etimologico.
Poeta nativo, ma anche riservato e schivo, Santo Atanasio dedica la raccolta alla sua cittadina-cuna, l'amatissima (ancora e sempre)
Mario Alfredo La Grua
(da "Poesia di Santo Atanasio", in "Le Madonie", N. 2, 1-15 febbraio 2003)
Recensione
L'invidiabile salto di qualità della poesia di Santo Atanasio
Coinvolto in una sorta di pieghe dell'anima e attingervi
incantamento e di fascinazione, altre parole, altre immagini, altre
dall'alto della mia presunzione di suggestioni. Senza mai scendere
poeta laureato e con il carico della nel provincialismo, Santo Atana-
mia senilità d'animo, mi sono sio rivela una straordinaria capa-
calato dentro la recente raccolta cità di ascolto della voce e dei
di poesie di Santo Atanasio "Rime suggerimenti che provengono dal
speranza fiore del deserto" (Edi‑ suo ambiente di origine e dal suo
zioni Arianna 2007) e assaporan‑ vissuto, si tratti della montagna
done le pagine ho provato un nevicata di Castelbuono, "bellezza
inconfessabile complesso d'invi‑ minerale", o della figura del padre
dia al cospetto della densità e o del ricordo della "forgia" o della
della trasparenza della sua scrit‑ devozione tutta castelbuonese
tura sempre nuova e sempre gio‑ alla Madre S. Anna.
vane, a dispetto della sua dichia‑ Sarebbe riduttivo sottolineare
rata "età mezzana / più e più che l'ambiente di origine del
pesante sulle nostre spalle /più e poeta, con le sue suggestioni e la
più gementi". Di solito questo sua atmosfera densa di religiosità,
genere d'invidia, definiamola pure ha un ruolo portante nei suoi
"letteraria", si traduce, quando si motivi di ispirazione.
scrive una recensione, nella mali‑ Il suo modulo espressivo asso-
gna tentazione di individuare un lutamente originale, forse per la
calo di tensione lirica e di inventi‑ sua nota familiarità con il com‑
vità, un limite. pianto Luzi, aggira l'ermetismo
Fin dal suo esordio, quando più rarefatto e si fa discorsivo.
Santo Atanasio era poco più di un Ci sono sapienti audaci e ver-
ragazzo, mi era risultata sorpren‑ bali e scaltriti preziosismi. Gli si
dente la genuinità delle sue feli‑ possono perdonare come si per-
cissime intuizioni e della sua donano a Montale, a Quasimodo,
capacità di scavo nel segreto a Sinisgalli. Atanasio non eccede,
humus dell'analogia inedita e come accade a D'Annunzio, nella
della parola‑immagine. aggettivazione condimento e
La mia invidia, non ignobile e complemento del sostantivo.
non meschina, consiste adesso Ma come si fa a tralasciare versi
nel desiderio di chiedergli in pre‑ come "nella campagna liquescen-
stito, per riscoprirmi giovane arti‑ te d'erba", come "azzurrità di
giano di poesia, un po' di tanta fre‑ cielo alto esclamata" e come "si
schezza e di tanta sicurezza crea‑ perpetua leggera e trasognata / l'i-
tiva. Perché in definitiva saper larità della remota infanzia":
leggere poesia si riduce a un one‑ sono analogismi stupendi.
sto appropriarsi delle risorse Santo Atanasio conferma con
espressive dell'autore per anco‑ questa sua recente raccolta, una
rarle a una propria vibratilità e duttilità che è rivelatrice di un
capacità di personale elaborazio‑ affinamento stilistico sempre più
ne interiore. consapevole e maturo. Dato per
Per uscir di metafora, mi preme indiscutibile l'invidiabile salto di
dire che Santo Atanasio ha tocca‑ qualità della sua scrittura poetica,
to in questa raccolta altissimi ver‑ resta la raccomandazione di non
tici di liricità; non dico traguardi, andare di fretta nella lettura e di
perché in poesia non esistono assaporarla pagina dopo pagina
punti di arrivo essendo inesauri‑ per coglierne gli aromi e i sapori
bile ed imprevedibile ciò che in più segreti, indugiando nelle ore
arte si chiama creatività e inventi‑ di tregua e di abbandono interiore
vità nel senso etimologico delle sulle sequenze più accattivanti.
due parole. Inventare significa Grazie, Santino, di quest'altro
appunto trovar dentro; nel caso di tuo dono.
Santo Atanasio scendere tra le Mario Alfredo La Grua
(in “Le Madonie”, N. 4, 1-15 APRILE 2007)
Edizioni Arianna, Geraci Siculo (PA), 2007
Santo Atanasio è raffinatissimo poeta, maestro di affascinanti modulazioni linguistiche conferenti intense musicalità alle parole dei suoi versi, nei quali però mai nulla compare di artificioso e banale.
Al contrario, ogni sua frase poetica appare frutto educato e maturo, abituale, della costante propria coltivazione interiore dei sentimenti, della saggia creazione del giudizio sulla vita del mondo, degli uomini e della natura.
In altre parole, allorquando l'espressione lirica preme per uscire dalla sua penna, essa è già intrisa di quella ritmica sequenza dettata convenientemente dalla capacità sinestetica di cui il poeta è ampiamente dotato. Ciò dimostrano le rime interne, le brillanti onomatopee, le delicatissime assonanze che danno vigore alle frequenti metafore. [...]
Pietro Attinasi
(dalla PRESENTAZIONE a Rime speranza fiore del deserto)
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Una edizione raffinatissima di versi distillati nell’animo dell'autore (51 anni, di Castelbuono, ingegnere nucleare, ha scritto vari libri di liriche, apprezzati anche da Mario Luzi) dai casi della vita: le vittime di Nassiriya, gli anni che passano [...]; un lutto improvviso vissuto con trepidazione.Ci senti dietro il ricordo di Pascoli, quello della Silvia leopardiana: ma le situazioni sono diverse, lo spirito è quello di oggi: lo stupore, la sensibilità del cuore è quello dei veri poeti. [...]
Dovunque "guizzi di sole / sciamano lieti / nell'avido candore / ... dei suoi occhietti", mentre "l'estate, adusta maga, / ritesse accalorata / tra sbuffi arsicci d'afa / solarità azzurrine...": è il trionfo della natura piena di vita. Di quel poco che gli uomini riescono a coglierne e di cui molto i poeti riescono a intuire.
[...]Una poesia che si ascrive ad un nuovo umanesimo, un progetto, al di là dei
[...]
Un testo interessante, composito e autentico nel sentire che professa fede nella libertà e pace per l'umanità intera.
Atanasio si serve di uno stile essenziale che talvolta gioca con il metro contratto (Indizi, la sera) e altre volte si distende in polimetrie che vanno dal settenario all'endecasillabo ed oltre, onde dare alla sua lira quelle vibrazioni che commuovono lo stesso aedo prima che i suoi ascoltatori.
Alfio Inserra
(da "Amicizia", Anno XX, N. 3, Luglio-Settembre 2005)
Caro professore,ho scorso con simpatia e adesione i Suoi versi.
I molti anni, i molti malanni, i moltissimi impegni
Suo Gesualdo Bufalino
Caro Atanasio,"né cristalli né rocce", come Lei dice sul modello di poesia che
Di questo motivo che Lei definisce "chiaroscurale" mi pare che siano esemplari le Sue poesie, perciò sono in generale convincenti [...].
Giuseppe Zagarrio
(da una lettera del 22 febbraio 1985)
[...]La motivazione centrale dell'opera non risiede affatto nella finalità commemorativa e celebrativa evocata dal titolo, quanto nell'esigenza di superare il sentimento dell'abbandono e della solitudine conseguente alla
Il poeta non ha inteso comporre l'elogio funebre dell'amato genitore per disegnarne l'immagine da consegnare ai posteri o anche solo per esplicitare un suo intimo bisogno, ma ha colto l'occasione per testimoniare con forza la sua percezione del dolore e della morte.
In lui, lo sgomento prodotto dall'assenza, dalla violenza della fine non è mai disgiunto dalla speranza alimentata dalla vitalità della Fede del credente: "... / questo raggelo, questo squarcio in seno, / ... / e una più e più profonda comunione" (Rami, la prima poesia della raccolta); "... / 'Santino, il tempo è inganno / ... / (la vita è, sempre)...'" (Di primo autunno, l'ultima poesia).
La cifra tematica e poetica della raccolta è la contrapposizione tra tempo ed eternità, ossia, ancora una volta, il destino dell'uomo, di tutti noi che, lungo il sentiero terreno, attraverso fremiti, sogni, passioni, gioie e attese, approdiamo fatalmente alla morte.
A questa morte, però, l'autore è riuscito a dare un senso: momento imprescindibile del ciclo vitale, essa diviene premessa di un nuovo incominciamento. Su tale maturata consapevolezza si fonda e si articola la poesia dei cinque trepidi componimenti, su un'unica nota di fondo il poeta modula il suo canto in un linguaggio lirico-discorsivo, ricco di figurazioni, carico di valenze morali, frutto di una maturità artistica, in cui la parola non è più "fine", ma "mezzo".
Siamo in presenza di un'opera che si può ritenere il punto di arrivo di tutte le esperienze culturali e poetiche di Atanasio, che, filtrate dalla sua sensibilità inquieta e vibrante, culminano nel gusto filologico della parola, nel culto della forma, nell'andamento mosso della frase poetica.
[...]
Rosanna Cancila
(da "Le Madonie", N. 3, 1-15 marzo 2005)